Ai vostri posti: click!
La fotografia ha un rapporto singolare e molto intimo con lo sport perché, storicamente, è il medium principale attraverso il quale le grandi e le piccole imprese degli atleti di tutto il mondo sono riuscite ad arrivare nelle nostre case, sotto i nostri occhi; immortalate sulle pagine dei giornali e delle riviste patinate, o conservate in un vecchio album di ricordi.
In una situazione come quella attuale, in cui tutti indistintamente sono o si ritengono in grado di fare click sul tastino del proprio dispositivo mobile, nel tentativo di fermare un istante e consegnarlo a chissà quale sventurata posterità, la fotografia trova la sua ragione d’essere solamente nel momento in cui si riappropria del suo ruolo primario, ovvero la possibilità di osservare e raccontare le cose e gli avvenimenti da un punto di vista peculiare e soggettivo.
Il punto di vista, in questo caso, è quello dell’autore della foto.
Utilizzo il termine autore, invece di fotografo, perché ritengo che prima ancora della tecnica o dell’attrezzatura usata, sia l’occhio che fa la foto.
È l’intenzione di chi osserva la scena e decide di ricomporla all’interno di uno spazio limitato, restituendola al nostro sguardo in maniera che sia ancora più efficace, più intensa della stessa realtà che ha di fronte.
Anche la più piccola manifestazione di provincia è in grado di regalare forti emozioni e grandi insegnamenti
Dedicarsi alla fotografia sportiva non è solo una questione di tecnica e attrezzatura ma anche una questione di visione.
Conoscere il gioco, la squadra e le tattiche aiuterà e renderà le fotografie più interessanti.
Ad esempio nella fotografia automobilistica è fondamentale conoscere il percorso e posizionarsi là dove il tracciato permetterebbe fotografie accattivanti.
Non avrebbe senso, per esempio, posizionarsi lungo un rettilineo dove le macchine o le moto sfrecciano alla massima velocità parallelamente al nostro obbiettivo.
Nella fotografia sportiva e d’azione la velocità è tutto.
L’elemento principe nella fotografia d’azione è, come potete immaginare, il tempo di esposizione. Solitamente il nostro obiettivo è quello di congelare l’azione, di immortalare un gesto o un’espressione estremamente intensi e significativi.
Per fare ciò il tempo di esposizione deve essere breve o molto breve.
Tempi di posa più lenti di 1/125s sono da evitare.
Spesso sarà necessario scendere molto più in basso arrivando anche a tempi sotto il millesimo di secondo.
L’eccezione è costituita dai casi in cui vogliamo ottenere il mosso artistico (in inglese, Motion Blur), sostanzialmente è una fotografia che si pone ferma in un contesto mosso, molto spesso si utilizza nelle fotografie degli sport come automobilismo e motociclismo, ovvero vogliamo che i movimenti creino delle scie.
In questi casi siamo liberi di sperimentare tempi di posa molto più lunghi.
L’apertura da usare dovrà essere generalmente ampia.
Se osservate le foto di atleti che affollano le riviste, ma anche la rete, vi accorgerete di come lo sfondo risulti spesso molto sfocato, ciò permette di isolare gli atleti e di concentrare l’attenzione su quello che stanno facendo in quell’istante. Un’apertura pari a f2.8 garantisce questo risultato.
L’eccezione è costituita dagli scatti in cui è necessario avere lo sfondo a fuoco oppure cogliere nitidamente soggetti posti a distanza diversa rispetto all’obiettivo.
Dopo aver impostato apertura e tempo di esposizione, alziamo l’iso sino a raggiungere un’esposizione soddisfacente, cercando di mantenerla più bassa possibile.
Conclusioni
Quelle che avete appena letto sono delle linee guida che in alcuni casi saranno applicabili pari pari ma in altri necessiteranno di una personalizzazione. Usatele come punto di partenza, effettuate qualche scatto e, se i risultati non vi convincono, provate a ridurre il tempo di esposizione o ad aumentare l’iso.